“Grazie Sicilia”: intervista all’autore Giuseppe Sanfilippo

Giuseppe Sanfilippo sta riscuotendo notevole successo con i suoi racconti “Lei. Quel profumo di Primavera” e “In nome di un amore poderoso” usciti nel 2020.


Giuseppe Sanfilippo – Messina, classe 1983 – è un autore, poeta e filosofo che fin da ragazzo coltiva la sua passione per la scrittura, la poesia e l’indagine filosofica. Dopo il conseguimento del diploma in “tecnico della gestione aziendale” all’Istituto Antonello, della stessa città d’origine, si trasferisce con la famiglia in Toscana, con l’obiettivo e determinazione di continuare a studiare. È così si immatricola alla facoltà  di economia, per realizzare il suo progetto di laurearsi per poi fare il commercialista e il lavoro che da piccolo ha sempre sognato, ovvero l’insegnante. Ma qui il corso della vita presenta a Giuseppe un’altra rotta, un’altra destinazione. Infatti, durante gli studi alla facoltà di economia, a un certo punto, Giuseppe quel percorso intrapreso non lo sente più suo e comprendere che deve decidere per un altro percorso. Gli rimane solamente, l’eterno sogno di insegnare a scuola e la voglia di fare, costruire e realizzare. È un periodo bello ma pieno di sorprese, un’amica attraverso un consiglio, gli indica una nuova strada, la stessa è approvata dalla sua fidanzata che gli dice di proseguire per quella via. È la strada della filosofia, e così che Giuseppe da Economia passa a percorrere il corso di studi in scienze filosofiche presso DSFUCI – Università di Siena.

Maturando la sua capacità filosofica che l’autore ha iniziato inconsciamente fin da ragazzino, nella sua terra nativa. Un autore, Giuseppe che scrive molto sull’amore, e in particolare verso la figura della donna. Autore di tre raccolte di poesia (Il Canzoniere nei suoi istanti d’amore e del cuore vol. 1 e vol. 2; Cuore vibrante. Poesie, editi da Streetlib); due saggi di filosofia (Filobiografia. Teoria e pratica dell’incontrare e incontrarsi, edito da Streetlib e Storia della saggezza antica. Dall’origine a Socrate, edito da Ilmiolibro), sta riscuotendo notevole affetto da tanti lettori con i suoi due racconti “Lei. Quel profumo di Primavera” e con “In nome di un amore poderoso” editi da Ilmiolibro, nel 2020.

Questa è un’intervista che faccio a un amico. Un amico che non ama molto apparire sui giornali, si è sempre rifiutato di lasciare interviste, lo stesso che ha espresso esplicitamente di pubblicare questa intervista su “Sicilia Live”. Perché su questo quotidiano e perché poche interviste?

“Inizio da quest’ultima domanda! La mia scelta di non lasciare molte interviste nasce da una parte dal desiderio di arrivare alla gente, con semplicità, con la causalità, spontaneità e mai in modo forzato. Preferisco, che la gente veda le copertine e legga le sinossi dei libri che scrivo piuttosto che far in modo che tanti giornali parlino di me. Credo che questo sia un aspetto che tanti di noi autori condividiamo e penso che sia anche giusto, poiché scrivere non deve essere un mestiere, ma una passione, un bisogno di dire e di donare.

E lasciare interviste è un’occasione per condividere le gioie e le soddisfazioni ottenute. Proprio le mie soddisfazioni odiarne mi portano a questo. Tale scelta è stata un po’ una sfida che ho lanciato a me stesso, e oggi posso dire ho “vinto la mia sfida”. L’ho vinta, perché oggi senza aver fatto tanta pubblicità, senza forzare la mano, per fammi conoscere dal pubblico sono molto seguito, apprezzato in Italia e non solo.

Ho venduto un bel po’ di copie delle miei ultime pubblicazioni, in particolare nella mia amata Sicilia. È per questo che sono qui, ho espresso e chiesto questo spazio su “Sicilia Live” per ringraziare i siciliani. Tuttavia, il mio grazie si estende a tutta l’Italia e va oltre questa. Un grazie particolare e speciale lo devo dire anche a te, (Stefano Durante Poccetti ndr), per la grande opportunità di scrivere per il tuo quotidiano, il Corriere dello spettacolo. Tu sai che questo ha dato tanto aiuto nella mia vita in generale, ma anche per condividere le miei riflessioni, il piacere di incontrare e intervistare tanti artisti. E poi il Premio poesia del Corriere dello spettacolo, dedicato a Pierluigi Galli, giunto alla 4° edizione, e in scadenza il 15 giugno 2021. Qui invito i poeti siciliani a partecipare a questo premio di cui siamo organizzatori”.

Hai accennato ai tuoi due racconti. Iniziamo con quello ambientato nella tua Sicilia: come nasce il romanzo “In nome di un amore poderoso”(edito da ilmiolibro)? E com’è oggi il tuo rapporto con la terra di origine?

“Il mio legame con Messina – la mia città d’origine – e con tutta la Sicilia, rimane profondo. La persona che sono lo devo a mia madre, alla mia famiglia, ma anche a questa terra, che non è quella che hanno voluto narrare e che tanti ancora credono sia. Nella mia terra, è nata la mia famiglia, nella stessa è nata la mia ispirazione, la mia vena verso la scrittura, la filosofia, l’arte e anche la voglia di fare, realizzare. In un contesto in cui il mio amore per la mia Sicilia è poderoso. “In nome di un amore poderoso” è un romanzo che raffigura una ripresa e un ritorno agli inizi del mio rapporto con la scrittura, proprio iniziato in Sicilia. Come sai all’età di 12 – 13 anni, iniziavo a scrivere, piccoli racconti. Gli stessi che progettavo di pubblicare. Tuttavia si tratta di un romanzo che, come ti ho detto, è nato nella spontaneità.

Praticamente, mi sono trovato a sfogliare le pagine dei miei racconti che avevo scritto e conservati gelosamente. E qui, inizio ad avere l’ispirazione di una storia d’amore. Raccolgo qualche idea, pensiero. Dopo girando sul web trovo due canzoni, una di Marine Friesen dal titolo “Amor Poderoso” e l’altra è “O amor é poderoso” di Daniel. Entrambi le canzoni avevano in comune la parola “Poderoso”, la musica e le voci dei pezzi, hanno portato all’ispirazione verso la storia che racconto nel libro. È devo dire che è stata una grande emozione, e una esperienza fantastica.

E parla di un amore vissuto in altri tempi, una storia in cui appare anche il grande Giovanni Verga…

“Il romanzo racconta la storia di un amore rimasto in sospeso, con molti frammenti non chiariti, che vedono il protagonista – Fabrizio Paterno – con la volontà e desiderio di chiarire la storia e dare un finale dignitoso alla stessa, proprio in nome di un amore poderoso. La storia è ambientata in Sicilia, nei primi anni dell’Unità d’Italia, e vede anche gli effetti di quest’ultima raccontando le prime forme mafiose. Quella mafia che nasce per ragioni filantropiche e parla comunque dell’umanità che si divide tra gruppi orientati al bene e altri al male, come del resto accade ovunque in ogni parte del mondo.

C’è una Sicilia che si divide, tra un popolo umile, che ama e una parte che vende la nostra patria. Quest’ultima frase è brutta da dire, ma è avvenuto questo a suo tempo. Ho cercato di far capire questo con tale racconto. E cercato di far capire che l’amore è un qualcosa che va oltre all’unione tra un uomo e una donna, è un sentimento universale, che va fatto poderoso. Inoltre, ho cercato anche di entrare nella cultura mentale dell’epoca. In un tempo, in cui era fondamentale il rispetto, l’onore, l’amicizia. Nella storia c’è un amore – quello tra Fabrizio e Agata – molto contrastato, non approvato, un amore messo alla prova e di fronte a una battaglia grande. Il Verga nel romanzo assume il ruolo di amico della famiglia di Fabrizio. La sua presenza è arrivata dal desiderio di far un omaggio al grande autore, di cui sono sempre stato molto affascinato”.

L’altro tuo racconto “Lei. Quel profumo di primavera” edito sempre da Ilmiolibro, invece, tratta un amore vissuto, un po’ autobiografico. Una storia grande, molto sofferta e fatta di dolore: vuoi dirci qualcosa a riguardo?

“Lei. Quel primavera”, come tu sai, racconta la storia di un grande amore, che ho vissuto i primi anni che mi sono trasferito in Toscana. Un incontro particolare, bello e fatto di emozioni. Una storia profonda di due che erano una sola cosa. Due che avevano sogni, progetti e tanto amore, dinnanzi a quella vita che ti riserva però sorprese che non ti aspetti. Qui nasce il libro, un racconto che ho scritto per il bisogno di rendere pubblica la storia che avevo vissuto. La necessità di sfogarmi, liberarmi da quello che era stata la storia. Anche se in un momento molto difficile, perché non sempre è facile raccontare.

Tuttavia, l’ho fatto e poi ho messo la bozza di questo libro in un cassetto e ho proseguito con la mia vita. Passa il tempo, sento una nostalgia, non di questo amore che ho vissuto, ma di un qualcosa di cui sentivo il bisogno di raccontare. Poi un giorno, mi capita di ascoltare la canzone “La faccia e il cuore” di Antonio Maggio e Gessica Notaro: può sembrare strano, ma in quel momento sento un primo bisogno di riprendere in mano “Lei”. A ciò si aggiunge una chiacchierata con un amico e così, capisco che questa storia, una grande storia d’amore, la devo donare al pubblico. Ho pensato che una storia può dare tanto: va raccontata, va fatta conoscere perché la tua storia non è solo tua storia ma è la storia di tanti e di altri”.

Come hai fatto ad affrontare un dolore grande, come la fine della storia d’amore che racconti in “Lei. Quel profumo di primavera”?

“È difficile dire come affrontare il dolore. Ma credo che un dolore causato da una fine di una storia va affrontato con l’amore. Dicono che chi viene lasciato è colui che soffre di più (ma non è l’unico, perché anche chi ti lascia vive una sofferenza (non importa quale sia il livello, la vive e basta) e il dolore si affronta con l’amore stesso. L’amore, che ti deve far dire prima di tutto “Rispetta chi ti ha lasciato”: anche se soffri devi lasciar vivere, se ami vuoi la sua felicità e per questo devi vivere e far vivere”.

C’è un segreto dietro al tuo successo?

“Potrei rispondere “Fortuna”, ma questa è altra cosa. Io sto avendo una certa visibilità, non si tratta di una cosa enorme ma è una grande soddisfazione. Non c’è un segreto, credo che la ragione stia nella stima di molte persone. Provengo da una famiglia semplice, umile, ma che ha avuto anche i suoi momenti buoni con componenti conosciuti e particolarmente amati. Ci sono persone che ricordano i miei parenti e familiari che non ci sono più. Ho anche un cognome molto conosciuto e amato. È premetto che non sono i soldi che ti rendono una persona amata.

Come sai, io lavoro, ma sono disoccupato: non lo sono mai perché noi che scriviamo non siamo mai disoccupati. Come sai, sono in cerca di lavoro, di una stabilità, non cerco raccomandazioni, vivo rimanendo me stesso, amando. Nella mia vita ho incontrato tante persone, (tante mi hanno promesso aiuto, non l’hanno fatto per paura ma non importa), altri ancora li ho persi di vista, dopo li ho ritrovati e il loro saluto è stato sempre grande. Parlo di personaggi pubblici, mi sono capitati amici che mi hanno detto “Dai Giuseppe vieni con me, a tale posto arriva questo, lo conosco te lo voglio presentare”, io zitto accetto di andare a incontrare il personaggio importante. Si arriva lì e questo zitto zitto si avvicina a me per salutami con affetto. Gli amici mi dicono: “Ma vi conoscete già?”.

Il segreto del successo è essere sempre noi stessi, umili e semplici, non cercare celebrità, premi, posizioni, ma essere solo esseri umani. Questa è una grande eredità familiare che io e miei fratelli custodiamo e ci portiamo dietro. Non siamo i primi, né unici, ma ci sono tante persone come noi. Poi, certo c’è anche la fortuna di essere Siciliano e quindi far parlare certa gente, che narra, che io sia una certa persona perché provengo da una bella terra. Poi ancora, c’è anche il fatto di essere una persona con un handicap.

Il tutto fa parlare di te, e il narrare, il raccontare balle, fa celebre la persona discussa. Ma sopratutto è l’amore che vivi dentro che conquista, perché dona sempre qualcosa e ti fa rimanere nella memoria”.

Giuseppe Sanfilippo

Intervista a cura di Stefano Duranti Poccetti

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