Caparezza a Catania: il concerto che “Ti fa stare bene” sempre


Uno dei migliori artisti della scena italiana in concerto a Catania: il live report della tappa del “Exuvia tour” di Caparezza nel capoluogo etneo.


Uno show totale nel quale un’imponente scenografia, con tanto di due maxischermi, fa da cornice a un trionfo di cartapesta, luci, musica, cultura e sketch. Si può riassumere così il live di Caparezza presso il Giardino Bellini di Catania.

Nell’unica data in Sicilia del “Exuvia Tour” – che rientra nella programmazione del Catania Summer Fest 2022 a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Catania, nonché della nuova edizione della rassegna Sotto il Vulcano 2022, organizzata da Puntoeacapo e Sopra La Panca con la direzione artistica di Nuccio La Ferlita – il cantautore pugliese, avvezzo a regalare al proprio pubblico concerti dall’impianto scenico e scenografico straordinario, si è davvero superato.

Sul palco, oltre alla fidata band – Rino Corrieri (batteria), Giovanni Astorino (basso), Alfredo Ferrero (Chitarra), Gaetano Camporeale (tastiere) – e l’immancabile voce di Diego Perrone, anche quattro ballerini (Pasqualino Beltempo e Cristina Siciliano, Brian Boccuni e Mariangela Aruanno) che hanno permesso di alzare ulteriormente l’asticella dello spettacolo.

Il live report del concerto di Caparezza a Catania

Ad aprire il live e riscaldare il pubblico ci pensa Othelloman. Il concerto di Capa inizia quando sono da poco passate le 21: i primi brani in scaletta (Canthology e Fugadà) sono gli stessi della tracklist dell’ultimo disco: “Exuvia”, certificato Platino, prende il nome dal termine che descrive la vecchia pelle dell’insetto dopo la muta.

Caparezza prende in prestito questo termine scientifico per raccontare la sua personale trasformazione al pubblico di Catania: “Sono passati 4 anni dall’ultimo tour ed è cambiato tutto: è cambiata la società, è cambiato il linguaggio, è cambiata la politica (no, quella non cambia mai), è cambiata l’arte, è cambiata la musica, sono cambiato io, che, come avete visto, ho subito una sorta di metamorfosi kafkiana per cui mi sono trasformato in un uomo lumaca (riferimento alla performance del secondo brano ndr). Perché mi sentivo, a un certo punto, molto più lento del mondo che andava a una velocità spedita, in più ero appesantito da questo guscio che rappresenta il guscio dei miei pensieri, del mio ruolo, della mia età, delle mie patologie. Alla fine, me le sono scrollate di dosso tutte quante, tutti questi problemi, ed è nato Exuvia. Il disco a cui io voglio un bene dell’anima. Un disco che celebra un rito di passaggio a questo punto cardine ed è ambientato in una foresta”.

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Ma il passato è sempre lì e ripiomba inesorabile col terzo pezzo in scaletta che vede, inoltre, come special guest sul palco Roy Paci: stiamo parlando di Larsen, brano che si tramuta in un uccello sul palco che impersona l’acufene, problema che affligge Caparezza da ormai 7 anni, perfettamente rappresentato dall’assolo di tromba stratosferico dell’artista di Augusta. Un disturbo che, mi perdoneranno i puristi, permette di definire l’ex Mikimix come un “Beethoven dei nostri tempi” (Beethoven non a caso protagonista del brano La scelta).

Si continua con Campione dei 90, che racconta come Capa sia riuscito a fare fortuna grazie a una mega-audiocassetta (portata al centro del palco) che raccoglieva la cernita dei suoi primi “6-7-8-9mila pezzi”. Mica Van Gogh celebra i 140 anni della “Ragazza in un bosco” dell’amato artista olandese e stappa definitivamente il pubblico.

Il live prosegue tra i brani di Exuvia – Eyes Wide Shut (“Art is better than life” che diventa un mantra), Il mondo dopo Lewis Carroll (teatro allo stato puro con Perrone Bianconiglio di “Alice nel paese delle meraviglie” e Capa nelle vesti del Cappellaio matto) La Certa, El sendero, Come Pripyat – e pezzi più datati come Goodbye Malinconia e China Town (con esaltazione della scrittura definita “l’invenzione più importante dell’umanità, più della ruota”).

Ma un live di Caparezza è anche cultura e infatti Michele è quell’artista capace di raccontare e far rappresentare la storia dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto sullo stage “solo” per introdurre Vengo dalla Luna: non è necessario soffermarsi sulla reazione del pubblico. Rezza Capa ci invita a rimanere sul pezzo e la folla lo fa alla grande grazie ad Abiura di me, Zeit! e Ti fa stare bene.

Dopo la chiusura della prima parte dello spettacolo (fine concerto confutata da Capa con la richiesta di un primo piano per palesare un evidente occhiolino), il cantante torna in scena col “dio cicala” e il brano Exuvia. L’encore è poi un vero e proprio omaggio ai fedelissimi con Vieni a ballare in Puglia e Fuori dal tunnel che mettono il punto esclamativo al live, mandano in estasi i 6mila presenti e permettono di fare “nomi e cognomi”: oltre a menzionare tutti coloro i quali sono on stage, Capa non dimentica infatti il lavoro dietro le quinte ringraziando anche e soprattutto Francesco Aiello (fonico di sala) e Miki Giove (fonico di palco), il team che ha curato le scenografie formato da Deni Bianco (oggettoni in cartapesta), Tekset (oggetti di scena e fondali), Maki (ledwall) e Tommaso Gianfreda (oggetti di scena), la costumista Rosalba Patruno.

Sulle note registrate dell’Eterno paradosso scattano i saluti finali e le foto di rito. È tempo di lasciare la “Villa” soddisfatti e pieni di adrenalina, ma allo stesso tempo col magone in gola: risulta già tanta la voglia di assistere nuovamente a uno spettacolo dell’artista di Molfetta.

Altro che acufene: nessun fischio ma solo applausi per Caparezza a Catania

“La prigione è alle mie spalle e la foresta è davanti a me, pronta ad accogliermi” affermava Caparezza alla presentazione del disco.

In realtà, uscendo dal Giardino Bellini, chi ha assistito all’esibizione è ancora prigioniero della sua arte. Ancora una volta lo show di Michele Salvemini è stato in grado di sorprendere il pubblico, anche quello che conosce bene le capacità di Capa dal vivo. Le doti innate dell’artista pugliese, nonostante il disturbo uditivo, hanno fatto vivere un vero e proprio circo musicale: girando per l’Italia, il suo carrozzone fa di ogni brano una piccola opera d’arte che, oltre a valere da sola il prezzo del biglietto, getta dietro le sbarre della meraviglia ogni amante dello spettacolo.

In ultima analisi, altro che acufene: nessun fischio ma solo applausi per uno dei migliori artisti della scena nazionale!

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