12/11/1881, tragedia miniera Gessolungo: 65 morti tra cui 19 carusi


La tragedia della miniera di Gessolungo, a Caltanissetta, costò la vita a 65 persone tra cui 19 giovani, i cosiddetti “carusi”.


Il 12 novembre 1881 si è verificato uno dei più gravi incidenti della storia mineraria siciliana: a Caltanissetta, all’interno della zolfara di Gessolungo, persero la vita 65 minatori, tra cui 19 “carusi” (bambini tra gli 8 e i 16 anni) di cui ben 9 rimasero senza nome.

I “carusi” per essere sfruttati nelle tante miniere di zolfo della Sicilia, venivano assunti con il sistema del soccorso morto (ovvero un sistema che non produceva interessi): tramite un irrisorio anticipo in denaro che il picconiere (lavoratore a cottimo) versava ai poveri genitori dei bambini costretti a restare alle sue dipendenze fino all’estinzione del debito.

I carusi trascorrevano, insomma, gli anni migliori della loro vita in condizione di vera e totale schiavitù tollerati dalle Istituzioni e dai proprietari delle miniere.



“Giornata in memoria delle vittime nelle miniere”

Il 12 novembre di ogni anno viene celebrata in Sicilia la “Giornata in memoria delle vittime nelle miniere”. L’iniziativa governativa stabilisce che «in occasione della Giornata regionale, in tutti i luoghi pubblici e privati è osservato un minuto di silenzio dedicato alle vittime». Si è scelta questa data perché coincide appunto con il giorno della tragedia (avvenuta nel 1881) nella miniera di Gessolungo, nel Nisseno, quando a seguito di un’esplosione ci furono 65 vittime, tra le quali 19 carusi.

«Il provvedimento ha lo scopo di conservare e rinnovare la memoria di tutti quei siciliani, ovunque nel mondo, deceduti tragicamente all’interno di miniere, in disumane condizioni di sfruttamento e senza alcuna tutela. Erano soprattutto carusi, ai quali era stato espropriato il diritto alla dignità umana, nella indifferenza – se non nella complicità – dei governanti del tempo. Una pagina vergognosa – secondo Musumeci – alla quale possiamo porre parziale riparo solo con il ricordo e la preghiera».

Si calcola che dall’Unità d’Italia agli anni Sessanta del secolo scorso siano stati circa 350 i siciliani morti all’interno delle miniere dell’Isola.



Il ricordo dei “carusi” morti a Gessolungo e in miniera

Si sono voluti accendere i riflettori su una delle pagine più vergognose della storia siciliana contemporanea, quella dello sfruttamento di tanti essere umani, giovani e meno giovani perché abbiamo tutti il dovere di promuoverne la conoscenza. Soprattutto fra i ragazzi della scuola, una pagina che ci insegna ad avere rispetto per gli altri, soprattutto per i più deboli, per gli emarginati, quelli che erano diventati pegno umano nelle mani di pochi, a fronte dell’indifferenza di tutti i governi che si sono alternati e hanno preferito volgere lo sguardo da un’altra parte.

Ad esempio con un piano di recupero e valorizzazione delle miniere regionali dismesse come l’ex miniera Trabia-Tallarita, di proprietà della Regione, che potrebbe diventare “uno spazio museale moderno e suggestivo, per tenere vivo il ricordo di un’esperienza economica e sociale segnata, per oltre un secolo e mezzo, da un lungo calvario umano, ma anche da una preziosa attività industriale”.


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