19 luglio 1992, Borsellino e Strage via D’Amelio: “Ferita ancora aperta”


“Borsellino era un giudice che aveva il senso dello Stato, un magistrato scrupoloso, coraggioso nell’applicazione delle leggi: un esempio su come si deve amministrare la giustizia”.


Palermo ricorda oggi, 19 luglio 2021, Paolo Borsellino e i cinque componenti della scorta uccisi 29 anni fa nell’attentato di via D’Amelio. 

Nel pomeriggio il sindaco Leoluca Orlando conferirà la cittadinanza onoraria alla polizia di Stato indicata come “simbolo di unione tra la città di Palermo e coloro che con professionalità difendono e hanno difeso i valori della giustizia, della legalità e della libertà, anche con il sacrificio della vita”. Il riconoscimento sarà consegnato al capo della polizia Lamberto Giannini.

Presidente parlamento UE: “Attentato Borsellino ferita ancora aperta”

La strage di via D’Amelio è “una ferita ancora aperta” e uno dei fatti “più bui della nostra storia”. Lo ha sostenuto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in un video messaggio mandato in occasione del ricordo di Paolo Borsellino e della sua scorta.

Il messaggio è stato diffuso durante la manifestazione organizzata dal centro studi intestato al magistrato e alla sorella Rita.
“Borsellino – ha detto Sassoli – era un giudice che aveva il senso dello Stato, un magistrato scrupoloso, coraggioso nell’applicazione delle leggi: un esempio su come si deve amministrare la giustizia. Con il suo amico e collega Giovanni Falcone ha incarnato pienamente l’impegno rispetto ai valori della legalità. Ricordare le stragi del 1992 vuol dire anche valorizzare la professionalità e la straordinaria umanità di questi servitori dello Stato animati da principi etico-morali, due persone che amavano la vita, consapevoli dei rischi”. Le loro strategie investigative e il loro metodo di lavoro, ha aggiunto Sassoli, continuano a rappresentare un “modello virtuoso della lotta alla criminalità organizzata”.

Un modello sempre attuale anche in una fase le mafie sono diventate un fenomeno internazionale. Per questo serve un’azione coordinata a livello europeo e internazionale. E proprio la Commissione europea “ha lanciato una strategia unitaria” per la lotta alla criminalità organizzata facendo un passo avanti “verso la cooperazione tra le diverse polizie europee e le autorità giudiziarie dei nostri paesi per condividere dati, informazioni, inchieste”. Sassoli ha poi toccato il tema delle risorse avvertendo come sia importante “un corretto utilizzo dei fondi perché non finiscano in mani sbagliate”.

Sconfiggere le mafie è possibile con scelte appropriate. L’Europa ha riconosciuto, per esempio, l’importanza della normativa italiana sulla confisca dei beni e sul loro utilizzo in favore della collettività”, ha concluso.

 

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