8 gennaio 1921, nasce Leonardo Sciascia: “Lo scrittore alieno”


Leonardo Sciascia è una delle figure esemplari del secondo Novecento e di cui sentiamo l’assenza in un dialogo politico e sociale oggi tanto impoverito.


Leonardo Sciascia è una di quelle figure esemplari del secondo Novecento e di cui sentiamo l’assenza in un dialogo politico e sociale oggi tanto impoverito. Oggi, venerdì 8 gennaio, si celebrano i cento anni dalla nascita.

Originario di Racalmuto, Sciascia era un uomo semplice e un intellettuale complesso, capace di provocare dibattiti fruttiferi. Narratore e saggista, riesce spesso a fondere queste due anime, per indagare la realtà e le sue ipocrisie “anche a costo di fraintenderla”, tanto da suscitare alcune dure polemiche con le sue prese di posizione sulla politica e sulla giustizia. Sciascia muore a Palermo il 20 novembre 1989.

Le opere

Come narratore esordisce con libri dedicati alla sua Sicilia, cominciando con i suoi ricordi di maestro in “Le parrocchie di Regalpetra” (cittadina dietro cui si nasconde la sua natale Racalmuto in provincia di Agrigento, cui è sempre tornato tutta la vita) e “Gli zii di Sicilia”, lucidi, ironici, con già sottotraccia quella sua forte formazione illuminista e direi volterriana.

Da lì viene quel suo impegno, concreto e che diviene anche e sempre più altamente metaforico, nel cercar di raccontare e spiegare i segreti e i meccanismi di potere nella sua Sicilia, a partire da quello mafioso che tutto contamina (e si ricordano “Il giorno della civetta” e “A ciascuno il suo” nei primi anni ’60) e poi, allargando la sua paziente esplorazione, nell’Italia democristiana e socialista in genere (e citiamo “Il contesto”, “Todo modo” per arrivare a “L’affaire Moro” negli anni ’70), con risultati a volte accolti come provocatori.

I suoi romanzi trovano la propria forma in un’abile chiave gialla, come genere coinvolgente che nasce dalla sua ricerca illuminista della verità, ma corretta (vincitore del Premio Pirandello nel 1953 e autore di “La corda pazza”, scritti che sin dal titolo rimandano alla teoria espressa nel “Berretto a sonagli”) da un’essenziale nota pirandelliana, per la vena ironica di fondo legata a quella impossibilità obiettiva di distinguere tra le diverse ottiche della verità e della menzogna. Per alcuni versi quindi i gialli di Sciascia sono anticipatori di quella linea poi del noir mediterraneo (da Izzo a Carlotto) che userà il genere per farne denuncia civile, sociale e di costume.

Leonardo Sciascia e la politica

Alle elezioni comunali di Palermo, nel giugno 1975, Leonardo Sciascia si candida come indipendente nelle liste del PCI; viene eletto con un forte numero di preferenze, ottenendo il secondo posto come numero di preferenze dopo Achille Occhetto, segretario regionale del partito, e davanti ad un altro illustre candidato, Renato Guttuso.

Nel giugno del 1979 accetta la proposta dei Radicali e si candida sia al Parlamento europeo sia alla Camera. Eletto in entrambe le sedi istituzionali resta a Strasburgo solo due mesi e poi opta per Montecitorio, dove rimarrà deputato fino al 1983 occupandosi dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro (con una forte critica rivolta alla cosiddetta “linea della fermezza”, difatti Sciascia si era prodigato perché si trattasse con le Brigate Rosse per liberare Moro) e sul terrorismo in Italia. Da una parte si trova in lui il rifiuto della violenza, dall’altra una costante critica del potere costituito e dei suoi segreti inconfessabili.


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