L’esplosione pop di Dua Lipa stappa il weekend 2 del Primavera Sound


Anche Big Thief, Amyl and the Sniffers, Interpol, Metronomy, Gorillaz e Tyler, The Creator hanno lasciato il segno giovedì 9 giugno.


Ieri sono state riaperte le porte il Parc del Fòrum per il secondo weekend del Primavera Sound Barcellona – Sant Adrià, con le taglienti chitarre di Agoraphobia. Da lì, una cascata di suoni emersi che potrebbero defluire verso correnti rocciose, seguendo il percorso segnato da El Mató a un Policía Motorizado e Squid, che porta al metallo stridulo di High on Fire e la psichedelia del deserto di Mdou Moctar. O affluenti pop, da Casero a Ferran Palau, balzando a Slowdive, alla raffinatezza e al carisma di Metronomy e il secondo live di Charli XCX.

In un modo o nell’altro, tuttavia, tutte le rotte convergevano sulla performance di Dua Lipa. Nessuna sorpresa: la possibilità di vedere la figura che attualmente domina di più il mainstream, consensi meritati e un’affluenza massiccia. In quello che forse era un ironico cenno al fatto che la Future Nostalgia ha tenuto molti di noi (mentalmente e fisicamente) in forma durante la pandemia, la diva ha dato il via al concerto con un video di lei e il suo corpo di ballerini come istruttori di aerobica, e poi è passata direttamente alla Physical.

In un altro contesto, suonare questo carta così presto sarebbe stato come spararsi ai piedi, ma l’artista britannica sa che, con il suo secondo album, ha raggiunto molto presto ciò che ogni artista pop sogna: un album dove tutte le tracce sono hit, con la coesione di un LP e l’effervescenza di una compilation “best of”. Per questo motivo si è concessa il lusso di eseguirlo nella sua interezza, alterandone la sequenza per salvare i primi brani Be the One and New Rules e l’aggiunta di singoli successivi, tra cui Fever, il suo duetto con Angèle, che ha caratterizzato un’apparizione della cantante belga (cosa successa in pochissime occasioni), prima della sua esibizione di sabato 11 sul palco di Binance. Mettendo questo concerto accanto a quelli tenuti al festival da Charli XCX, Caroline Polachek e Rina Sawayama – figure che modellano il loro successo ai margini del mainstream – era chiaro che l’ambizione di Dua Lipa non è tanto quella di rinnovare un linguaggio quanto di perfezionarlo rendendolo patrimonio dei grandi spettacoli pop: ciò avviene inchiodando ogni inflessione vocale, passo coreografico e raggiungendo la stupefacente e inesplicabile euforia collettiva che non può che essere evocato in un grande spazio scosso da ganci melodici.

Dua Lipa era ovviamente stellare, ma non era la sola attrazione della giornata: impossibile con gli Interpol che stampano i loro successi di classici contemporanei col proprio marchio unico. Gorillaz e Tyler, The Creator, dimostrano – per la seconda volta in una settimana – che hanno messo in scena due dei migliori spettacoli sul palco. Khruangbin sorprendono tutti con il cameo di Mos Def/Yassin Bey (presente anche nel set dei Gorillaz). E Bicep dà una dimostrazione di potenza elettronica.

tyler the creator

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Amyl and the Sniffers. Puoi essere sia Cherie Currie che Iggy Pop? Forse, ma è probabilmente meglio essere Amy Taylor. La cantante di Amyl and the Sniffers è la frontwoman delle frontwomen, che è uno schiaffo in faccia a chiunque tenti di incasellarla. Puoi immaginare l’australiana che capitana la sua band in un locale dal soffitto basso, ma è molto più difficile pensare che esca con un’esuberante palla di fuoco sul palco Pull&Bear, incrociandola più volte mentre urlava slogan punk-rock e lasciava persino le sue impronte di stivali sulla passerella che Dua Lipa aveva allestito lì per il suo concerto. Stella e antistella, due facce dello stesso obiettivo: spingere il pubblico verso l’alto e farlo sentire parte di una comunità, che in Amy’s si materializza nei pogo, nel crowdsurfing e nello sizzle elettrico.

Big Thief. Se c’è una cosa che spicca in un concerto di Big Thief, è quella che, non importa quanto è grande il palco che occupano, loro stanno sempre vicini l’uno all’altro, quasi a sfiorarsi, come se non volessero lasciare che l’energia fugga dal loro virtuoso cerchio. Ieri, nella loro esibizione sul palco del Plenitude, l’energia generata all’interno di quel cerchio era molto più rock che folk, e di conseguenza un po’ di successi dei loro primi due album sono stati lasciati fuori, ma con Big Thief il destino è sempre lo stesso, anche se la scala varia: quella sensazione, soprattutto nei momenti di punta come Not, di trovarsi di fronte a una band unica in cui nessuno dei suoi membri può essere sostituito, perché allora tutto cambierebbe.

big thief primavera sound 2022

Photos: Christian Bertrand, Sharon López


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