Bimbo abbandonato tra i rifiuti in un sacchetto di plastica dovrà tornare dalla madre: lo ha deciso il tribunale di Catania.


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Neonato abbandonato in sacchetto rifiuti: dovrà tornare alla madre

Era il 4 novembre del 2020 quando un macellaio lanciò l’allarme di un sacchetto per i rifiuti abbandonato per strada che emetteva gemiti: era un neonato, avvolto in una copertina, pieno di sangue. “Sono cose che credi di potere vedere solo nei film e invece è capitata a me”, ma era una farsa: il macellaio, infatti, è il padre naturale. La sua ex compagna, con la quale aveva un’altra figlia, gli aveva chiesto aiuto dopo avere partorito in casa.

Vittorio Fortunato, così decisero di chiamarlo i sanitari dell’ospedale che lo strapparono alla morte, 16 giorni dopo la nascita fu affidato ad una nuova famiglia.



L’ordinanza del Tribunale di Catania

C’è un bambino che ora ha tre anni al centro della contesa giudiziaria a Catania. Da una parte la madre naturale, la quale argomenta con sentenze che le danno ragione. Dall’altra i genitori affidatari che provano a resistere ad un provvedimento del Tribunale.

Era un neonato quando fu abbandonato dentro un sacchetto di plastica per i rifiuti in una strada di Ragusa. Neppure il cordone ombelicale era stato reciso. I genitori naturali, una volta individuati, sono finiti sotto accusa. Il padre è stato condannato a due anni in primo grado, per la madre il processo è ancora in corso – prossima udienza il 9 febbraio –, ma la donna urla la sua innocenza.



Il “rientro” del bambino è fissato entro il 28 dicembre prossimo, ma i genitori affidatari si oppongono. Lo hanno fatto in tribunale e ora con una petizione. “Mamma Miele”, così si fa chiamare, ha lanciato una raccolta firme su change.org. In pochi giorni ha superato le 25.000 sottoscrizioni.



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Articoli a cura della redazione di SiciliaLive.eu

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